illus[traz]ione.021 (amami alfredo)
cosa succede a giocare a pacmanW→ mangiando una fetta di emmentalW→ mentre si ascolta un pezzo de la traviata?
foto.do.dia: re-vival [alma.amniotica]
anche dove sono stanco di aspettare
so già che mi stai cercando.
illus[traz]ione.018 (anubi)
Nella mitologia egiziaW→ AnubiW→ è il dio della morte, il custode dell'aldilà, l'uomo-sciacallo (ma poi chi l'ha detto che dovesse essere per forza di sesso maschile?) che transmigra i morti verso le regioni oscure. A differenza di molti culti, come quello greco-romano, Anubi non è confinato nella sua dimensione. Anzi. Dato il culto egiziano di imbalsamare i corpi il contatto con il defunto durava giorni, e per questo Anubi rappresenta quasi l'atto di cura e di trasformazione del corpo morto, l'imbalsamatore per eccellenza. Per gli egizi il viaggio verso la morte non avveniva in maniera immediata, morte = risveglio in un mondo diverso. Finché il corpo non veniva preparato e "salutato" a dovere l'anima, o meglio lo spirito, rimaneva su questa terra finché Anubi - quasi come un angelo della morte - non sarebbe arrivato dalla sua dimensione per accompagnare il defunto.
Questo tipo di culto sicuramente antecedente a quello tradizionale greco e più imparentato con quello giudaico e zoolatrico in generale ha sempre suscitato in me una sorta di fasciono e di ammirazione. In questa visione delle cose è il dio stesso della morte che "si disturba" e viene a prelevare direttamente il morto, senza intermediari. La terra dei vivi quindi era in realtà una sorta di terra di spartizione tra il materiale e l'immateriale che comunque aveva una sua consistenza, una sua presenza. Non è una cosa molto originale, basti pensare che l'idea di sigillare i morti nei sarcofagi e nelle bare e più dietro ancora l'idea di "bloccare" il morto apponendogli delle monete sopra agli occhi (oltre a rappresentare il famoso dazio da pagare per poter accedere all'aldilà) rappresentano una sorta di esorcismo verso quelle entità che potrebbero interferire con l'aldiqua, e insieme rappresentano il tacito che i morti abitato la terra al pari dei vivi finché un dio-responsabile-di-tale-ordine (o chi per egli) non arrivi a prelevarli. A livello più inconscio forse questo avveniva non tanto per giustificare la presenza di fantasmi e fenomeni inspiagabili, quanto, forse, per "darsi del tempo" per metabolizzare il trapassaggio del morto e giustificare intellettivamente che su questa terra anche chi è morto può sempre tornare a camminare.
A volerla dire tutta, siamo più simili ai morti di quanto non siano i morti stessi che non hanno rinunciato alle loro paure.
illus[traz]ione.009

F. Löwenshon; cartolina augurale di anno nuovo; Wiener Werkstätte, n. 962
illus[traz]ione.008
Th. Th. Heine, "Berliner Secession", riproduzione del manifesto (cartolina), M. Fischer Kunstverlag, Berlin, 1901, cromofotolitografia. Rifacimento in vettoriale.



















