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Questo video è stato quasi interamente realizzato lo scorso marzo\aprile 2009. Il video raccoglieva alcuni spezzoni di filmati girati in passato e soprattutto una serie di scene riprese durante due settimane di pioggia che colpirono violentemente Napoli.
Il titolo è ispirato esttamente a questo. Alcune scene, come quelle dell'acquario, sono state recentemente registrate nell'Oceanario di Lisbona.
Il video è rimasto tanto tempo in sospeso perché il sottofondo musicale doveva essere accompagnato da una base di djambé registrata da me stesso, ma attualmente non trovo abbastanza tempo per mettere tutto assieme e riarrangiare il tutto. Per questo in una scena compaio io che suono appassionatamente lo strumento :)
Il video doveva servire inizialmente per pubblicizzare l'uscita del blog, poi rimandato in vista dell'apertura di samandel.com
Oltre al principio ispiratore del blog (l'arte è una ri-flessione) contiene altri principi fondamentali della mia vita.
es-temporanea: arte ed estetica a lisbona
questi che seguono sono solo appunti e considerazioni estemporanee legate a ciò che ho potuto vedere nel mio ultimo viaggio a lisbona e al materiale studiato in precedenza. questo antipredicativo è importante per non scambiare la natura riflessiva di questo scritto con una posizione critica affermativa di qualcosa.
per avere un'idea di quali contesti artistici\estetici stiamo parlando puoi fare riferimento alla galleria su flickr attualmente in fase di aggiornamento.
#01 - la fruizione dell'arte
qui a lisbonaW→ c'è un'organizzazione intorno all'arte esclusiva rispetto le altre capitali europee. trovare un'esposizione artistica o una galleria risulta per il primo arrivato veramente difficile, non perché manchi un settore del genere ma piuttosto perché risulta in qualche modo 'camuffato'. se in città come parigi o roma si possono trovare atelier e gallerie ai diversi angoli della strada, qui tutto si svolge attraverso canali professionali e indirizzati, in particolar modo grazie alle fondazioni, i musei e i centri culturali.
non mancano i tentativi privati e isolati di artisti che si sbizzarriscono soprattutto nel campo dell'artigianato e della lavorazione 'plastica' (ma con questo termine voglio indicare qui anche il metallo, il legno, la cera eccetera) come mi è capitato di vedere in alcuni negozietti dell'alfamaW→ o della lapaW→; ma il target verso cui sono indirizzati è innanzitutto commerciale e più d'ogni altra cosa solo per chi ha i portafogli enormemente gonfi.
l'arte sembra farsi attraverso i centri, luoghi dove si apprende si produce e si offre nello stesso spazio, come le scuole di pittura delle quali conservo diversi volantini, o le stesse attività ricreative che si tenevano negli "istituti della gioventù", o i progetti avviati nel famoso centro culturale di belémW→ o nelle varie "filiali" del gulbenkian. se poi questa via lascia libero accesso o meno al giovane artista in erba questo non posso proprio dirlo, perché di frequente mi è capitato di incontrare nomi del tutto sconosciuti del panorama portoghese (e non solo), segno che le porte - forse - sono aperte più o meno a chiunque sogni un qualcosa del genere.
però l'aspetto museale dell'arte rimane molto forte, come se questo tipo di fruizione dovesse avvenire sempre all'interno di un certo canone che prevede un luogo-sacro-fuori-dalla-normalità-esterna.
i musei, poi, si alternato tra soggetti altamente classici e fuori tempo (come buona parte delle opere conservate nel gulbenkian o nel museo di arte popolare, o al nostalgico e quasi-patetico tentativo di un museo sul teatro romano che guarda con insistenza a un qualcosa che non c'è mai stato) e soggetti assolutamente inaspettati (basti pensare al museo d'oriente, al museo della moda, a quello dei cocchi, quello dei treni, quello delle marionette).
poche tuttavia mi sono sembrate le "stanze" dedicata all'arte moderna e soprattutto contemporanea, quand'anche questa guarda comunque sempre al passato (come l'esposizione sulla cantante amália rodriguesW→, simbolo del fadoW→ e degli ultimi sessant'anni del portogallo) e raramente al presente o addirittura al passato (eccetto qualche getto di denuncia qua e là sulla situazione contemporanea, come un simpatico gruppo di artisti che lavora ad opere-pretesto per denunciare la scarsa qualità dell'arte attuale, come il fatto che le opere con soggetti femminili per essere ritenute artistiche debbano presentare obbligatoriamente caratteri di nudo, ecc.).
si legge comunque tuttavia in tutto questo percorso la peculiarità portoghese dell'assimilazione delle varie culture che ha incontrato e scontrato nell'arco della sua vita, dalle influenze orientali a quelle africane, quelle indiane e in molti casi persino... napoletane (basti pensare al presepe conservato sempre nel gulbenkian, o alla lavorazione delle ceramiche tanto simile a quella che poi si è sviluppata a capodimonte (napoli)W→).
che lo sguardo non va mai troppo oltre però si vede anche dal 'riciclo' che si fa degli elementi caratterizzanti dei canoni artistici locali, come il tentativo a volte fallimentare di tramandare l'arte dell'azulejoW→, che raramente riesce ad essere qualcosa di contemporaneo se si escludono i risvolti economici e commerciali che stanno dietro le produzioni per i turisti.
assolutamente improponibile per noi italiani l'arte del design della moda e degli interni (tanto di cappello invece a quella degli esterni), altro discorso invece per il design pubblicitario e editoriale - anche se gli elementi a disposizione sono davvero pochi visto che i muri della città sono fin troppo puliti per poter osservare graffiti o locandine.
insomma, l'arte c'è ma di solito uno lo viene a sapere solo se già appartiene a un qualche campo artistico, mentre in italia - anche se i fruitori sono pochi - si è sicuramente più "bombardati" di pubblicità su iniziative, eventi, mostre e quant'altro. forse un discorso a parte meritano il teatro, l'opera e la musica leggera (alla quale va assolutamente associato anche il fado) che a paragone italiano (ma non europeo forse) mantiene un pubblico e una pubblicità molto più vasti.
#02 - il canone estetico
la prima parola che mi viene in mente per definire l'esteticaW→ della città è: pulita. ma non parlo solo di una pulizia igienica rispetto le nostre care città del sud italia, mi riferisco soprattutto a una pulizia in termini di ordine e di economia di elementi.
innanzitutto bisogna fare una differenza tra quella che è la città vecchia e quella dopo il terremoto del 1755W→. in quest'ultima il piano regolatore adottato ha regalato alle strade una natura molto più ampia che aumenta ancora di più il senso di ampio e pulito, mentre nella città vecchia vincono le strade strette e acciottolate, piene di curve, che 'stressano' in qualche modo l'occhio. tuttavia i palazzi non sono mai esagetamente alti e questo permette non solo alla luce di entrare ma anche al cielo di comparire sempre nella visuale del passante.
la pavimentazione è sempre bianca o comunque chiara, i muri sono privi di pubblicità e segnali inutili e soprattutto sono molto piatti: sono pochi i balconi che sporgono e gli elementi decorativi sono sempre contenuti.
e di elementi decorativi bisogna parlarne perché sono una componente caratteristica delle facciate dei palazzi anche più recenti, quasi tutti in stile neoclassicoW→ o vagamente libertyW→, ma tutti fondati su un canone che permette di renderli meno fastidiosi possibili: quello della ripetizione. in una semplice facciata infatti possiamo trovare anche diversi elementi decorativi, ad esempio a contorno di finestre e balconi, ma sono tutti esattamente gli stessi per tutte le componenti architettoniche del palazzo che tra l'altro si ripropongono sempre alla stessa distanza, come fossero anch'esse delle componenti ripetute sempre uguali. forse questo canone deriva dal largo utilizzo che si è fatto e si fa tutt'ora degli azulejos, mattonelle decorate che presentano sempre elementi decorativi ripetitivi, di modo che ogni quattro mattonelle incastrate tra loro riproducono sempre lo stesso elemento di un'unica trama.
a questi elementi decorativi si affiancano sempre fondali a tinta unita molto colorati ma sempre chiari, così come si deve a una città di mare soleggiata come lisbona.
le piazze sono tutte molto simili, perfettamente quadrate e accerchiate da palazzoni enormi con al centro fontane guglie o sculture che primeggiano grazie allo spazio vuoto intorno (fa da simbolo estremo praça do comercio). anche le vetrine dei negozi e dei locali sono spesso molto semplici, con una grande superficie di vetri sul modello francese ma serrande esterne per la notte. la presenza costante di attraversamenti pedonali, semafori e fermate dei mezzi di trasporto aiuta nella concezione di uno schema regolatore fisso e ripetitivo che in qualche modo asseconda la mente dello 'spettatore', che tuttavia non rimane mai troppo sbalordito delle stranezze architettoniche a cui - nonostante tutto quello che abbiamo detto fin ora - la città è ampiamente abituata, come lo stranissimo edificio di campo pequenhoW→, strane costruzioni a forma di 'castello delle favole' o il gigantesco edificio rosa dietro la chiesa di n.s. delle grazie che non sono esattamente riuscito a identificare.
tutto questo mi fa pensare, per concludere, a un'estetica riferita piuttosto che alla contemplazione e al gusto del bello come a parigi o all'esaltazione dell'eroicità della nazione come nei paesi dell'europa dell'est, a un'estetica dell'ordine e della 'rilassatezza', a un piano regolatore che rassicura nonostante la natura intricata dei percorsi stradali e che ricorda dappertutto di trovarsi esattamente in quella città grazie a degli elementi artistici precisi ripetuti dappertutto.
da aggiungere, infine, che questo non toglie spazio all'intrusione di installazioni più contemporanee come le simpatiche statue in bronzo di personaggi famosi e non che si trovano seminate in giro per i quartieri della città, la natura 'tecnologica' degli elevadores e la sbizzarria di quartieri più nuovi come la zona del parco delle nazioni totalmente ricostruita in occasione dell'expoW→ del '98.
pen-siero.002
mettetevelo bene in testa: l'arte, è una ri-flessione.
non si sa più bene cosa sia questo strano mostro, le opinioni sono tante e contrastanti. c'è chi insiste che può fare arte solo chi ha del talento, chi invece proprio no, dice che anche un disegnino sui poggiabicchieri è arte perché sta esprimendo qualcosa di intimo e emotivo che va al di là della bravura di chi disegna.
c'è gente che non rinuncia al suo salotto da 8mila euro vedendovi nella sua armonia di colori e tessuti pregiati qualcosa di altamente artistico, chi fa invece il fotoreporter di guerra e rischia la vita per mostrare al mondo le realtà nascoste di violenze civili.
gli esempi sono tanti e differenti, quello che ci interessa capire qui adesso è che, lo ripeto, l'arte è una ri-flessione. sì, col trattino, perché rappresenta una duplice cosa.
da un lato l'arte è una riflessione, nel senso che fa riflettere, come qualcosa nella testa che comincia a rimuginare e a muovere gli ingranaggi, come elementi isolati che tendono improvvisamente alla ricerca di qualcosa, finché questo fatto che uno sta a riflettere nella propria mente non si espande, e diventa una rilassatezza totale che coinvolge anche i muscoli, il cuore, il respiro, ed uno si mette non solo a pensare ma anche a sentirsi, si trova a riflettere su una determinata cosa col pensiero e con i sentimenti.
nel secondo senso della cosa, il trattino è necessario per sottolineare la ri-flessione, cioè l'atto di flettersi ancora una volta. tutto ciò che va a comporre l'arte è un qualcosa di interno o esterno all'artista che viene re-interpretato, come una grande matassa di informazioni e sensazioni che viene ripiegata su sé stessa, plasmandola in qualcosa di sempre diverso. un paesaggio naturale può essere bello, sublime, può essere persino definito come 'poesia', ma pochi chiamerebbero un'opera d'arte una montagna che sta messa là, da sempre, senza per questo rappresentare una volontà umana, un gesto anche accidentale di qualcuno che è vissuto prima, e ha detto fatto e sentito cose che ha voluto ri-flettere per gli altri.
se poi un paesaggista si mette lì e riproduce la montagna che vede di fronte, tanto più sarà fedele al dato oggettivo tanto più la sua opera verrà considerata un'opera artistica, per aver nulla più che ri-prodotto, ri-flesso qualcosa di già posto lì ma che ora - per questo - è diventato qualcosa con delle influenze umane.
è a questo principio che si ispira questo blog, il principio per il quale l'arte è un qualcosa che interessa tutto, e tra le tante funzioni che ha svolto e può ancora svolgere (cose che approfondiremo nei prossimi articoli) ce n'è una alla quale guardiamo con fondamentale interesse, l'elevazione che essa permette all'essere umano nel momento in cui raccoglie questo tutto e lo ri-flette nuovamente.
pen-siero.001
pensavo a questa cosa, che uno non lo sa ma tra le tante cose che si sceglie inconsapevolmente ci sta pure cosa ti fa male e cosa no. ognuno si sceglie il male per sé, non c'è soluzione altrimenti ci sarebbe da pensare che esiste il male infinito, assoluto, uguale per tutti quanti alla stessa misura.
invece ciò che fa male a me non è detto faccia male a te, perché io mi sono scelto le mie maniere del dolore e tu le tue.



